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Israele: l’interrogatorio traumatico in aeroporto

Quando atterrerai in Israele, il passaggio alla dogana e il controllo passaporti all’aeroporto di Ben Gurion sarà breve, o per lo meno lo è stato nel mio caso.
Al ritorno la faccenda è stata ben diversa e mi hanno sottoposto ad un interrogatorio traumatico in aeroporto.

L’arrivo in Israele

Per entrare nel Paese è stato piuttosto semplice. Ho dovuto mostrare il passaporto, che deve avere almeno sei mesi di validità, e mi hanno rilasciato i due tagliandini, quello azzurro con i miei dati e quello giallo per uscire da Israele.

Prima di darmi il permesso d’ingresso mi hanno fatto alcune domande. Sono state domande semplici da rispondere ma bisogna essere pronti.
Viaggiavo sola, mi hanno chiesto perché avevo scelto quella meta, cosa avrei fatto e visitato nel loro Paese e se avessi parenti o amici lì.
Una volta risposto, potevo entrare ufficialmente in Israele. Il tutto è durato non più di dieci minuti, fila alla dogana compresa!

Il trauma del ritorno

Al ritorno la faccenda è stata ben diversa. Innanzitutto è OBBLIGATORIO stampare il boarding pass, non si può presentare attraverso dispositivi elettronici (tablet o smartphone) per i non israeliani è accettato solo il formato cartaceo. 

E’ consigliato arrivare in aeroporto almeno 3 ore prima la partenza e credimi, in orari di punta probabilmente non bastano. Io sono arrivata alle 9 di mattina avendo il volo alle 12 e sono entrata nella zona dei gates alle 10,30-11. E al controllo non c’erano file! 

Ok. Passiamo alle domande, vero trauma del ritorno. Specifico che una amica mi aveva raggiunto un giorno dopo ed eravamo li in aeroporto insieme seppur lei viaggiasse su Roma alle 16 e io su Milano alle 12.

L’interrogatorio in aeroporto

Mi presento al banco dei controlli e mi trovo di fronte una ragazza giovane, probabilmente aveva la mia stessa età, sembrava cordiale e amichevole ma poco dopo iniziò l’incubo.
Dopo avermi controllato il passaporto, ha iniziato a farmi una raffica di domande, alcune di queste sono domande che avevo già trovato in rete, le così dette “domande di routine”, quindi non mi aveva spaventato più di tanto. Tra le domande di routine mi ha chiesto dove avessi alloggiato, come si pronunciasse il mio cognome, dove si trovasse la mia città di residenza, perché fossi andata in Israele, se avessi parenti o amici ebrei, se qualche israeliano mi avesse regalato qualcosa e se il bagaglio lo avessi fatto da sola.

L’inizio dei problemi

Fino a qui tutto bene e tutto in linea con le informazioni che avevo letto.
Finché non mi ha chiesto con chi viaggiassi. Ovviamente rispondo che avevo visitato il Paese in compagnia di un’amica che indico anche, essendo al banco dei controlli affianco al mio.
Da qui inizia l’interrogatorio traumatico perché la ragazza al desk ha iniziato a questionare sul fatto che io avessi un volo per Milano e la mia amica per Roma. Continuava ad insistere sul fatto che la mia amica fosse venuta in aeroporto con me, pur avendo il volo molte ore dopo.

Dopo averle spiegato che sarebbe rimasta sola e aveva preferito accompagnarmi e che avrebbe volato su Roma perché aveva dei parenti dove si sarebbe fermata, continuava ad insistere che non capiva.
Voleva sapere anche perché la mia amica mi avesse raggiunto un giorno dopo.
Ha continuato a ripetermi queste domande, alle quali io rispondevo sempre nello stesso modo, per circa 20 minuti.
Alla fine mi ha chiesto il nome e cognome della mia amica, si è recata al desk vicino per controllare i suoi dati e finalmente mi ha fatto passare.

Quanto alla mia amica, seppure avesse spiegato che aveva preferito recarsi prima in aeroporto per non rimanere sola, non è stato consentito il passaggio. Le hanno detto di ripresentarsi almeno tre ore prima della partenza del suo volo per passare i controlli.

I controlli sicurezza per i non israeliani

E’ bene che tu sappia che chi non ha un passaporto israeliano ha un controllo sicurezza differente e più approfondito.
Ai controlli ti mandano in una fila diversa.
Ai non israeliani vengono aperti e controllati tutti i bagagli, su cui viene fatto anche il controllo anti-esplosivo su ogni singola valigia e apparecchio elettronico trasportato. Capisci bene che passare lo stick su tutto rallenta di molto i controlli, soprattutto se c’è fila. Quindi qui giustificate le tre ore di anticipo per presentarsi al volo e credimi, sono necessarie!

Al di là dell’interrogatorio traumatico e del ritorno un po’ più lungo (con il fuso orario il volo del ritorno dura un’ora in più) Israele rimarrà per sempre un Paese che mi ha affascinato e dove spero di poter tornare quanto prima!

11 commenti

  • Annalisa Trevaligie-Travelblog

    Non ho mai considerato Israele come meta di viaggio proprio perchè non ne ho mai capito le dinamiche. Intendo il viaggio come scoperta, vero, ma nemmeno deve diventare uno stress… per questo devio in paesi amici. Sarò troppo categorica ma preferisco stare serena e perdere luoghi magici come questo e vivere il viaggio nella tranquillità.

  • Paola di Pasta Pizza Scones travel blog

    Anche io ho vissuto gli stessi controlli al rientro. Ero da sola, ma mi hanno fatto aprire tutti i bagagli più volte, con domande assurde sulla paprika (che sono riuscita a non farmi sequestrare solo dopo aver dimostrato che mi serviva per preparare l’hummus come gli israeliani!). Un’avventura da raccontare!!

  • Mimì

    Ecco … sono queste le cose che ancora mi stanno dissuadendo dal visitare Israele, anche se ho una gran voglia di andarci! Per la miseria, va bene i controlli anche rigorosi, anche super rigorosi se vuoi. Ma che senso ha porre domande ad un turista che, nel caso tuo comprende l’inglese, va bene, ma pensa a chi non conosce la lingua, quanti problemi e grattacapi rischia di avere!

  • Alessandra

    Stavo pensando al disagio (e anche all’ansia) se uno non conoscesse così bene l’inglese e non capisse le domande! Aiuto! Meglio nel mio caso scegliere mete più adatte! 😅🥴

  • Elisa

    Purtroppo non sei la prima che sento e onestamente avrei un po’ di timore a visitare Israele, non tanto per me che con l’inglese non ho problemi ma per eventuali compagni di viaggio che, non conoscendo la lingua, magari vanno in tilt… Di sicuro, non aiutano il turismo in questo modo. Capirei se avessero sospetti fondati, ma non mi sembra una cosa strana andare in aeroporto con un’amica e avere due destinazioi diverse.

  • Teresa

    Buono a sapersi! Prima o poi andrò anche io in Israele e immagino che la tua esperienza tornerà utile anche a me. Avevo già sentito dire che i controlli sono quasi maniacali, ma non pensavo che si arrivasse a tanto!

  • Marina

    Francamente non sapevo di tutti questi problemi per uscire da Israele, mi sarei aspettata controlli accurati in entrata piuttosto, come accade per gli Stati Uniti. Dato che prima o poi voglio visitare questo paese, sarò preparata.

  • Veronica

    I controlli più accurati me li aspettavo ma un vero e proprio interregotario con tutte queste domande invasive no. Capisco l’allarme terrorismo ma hanno davvero esagerato in questo caso. E poi se continuavate a dire che sareste partite per due mete differenti, di certo non vi avrebbero fatte salire sullo stesso aereo! Assurdo.

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