Campania,  Italia

Napoli – Rione Sanità: tra storia e cultura partenopea

A nord delle mura di Napoli, sotto la collina di Capodimonte, sorge il Rione Sanità. Il Rione Sanità fa parte, insieme a Materdei e Borgo dei Vergini, di una zona più ampia: il quartiere Stella.

Tutta questa zona, che si trovava fuori dalla cinta muraria della città, fu scelta, sin dai primi insediamenti, come luogo di sepoltura. A testimonianza di ciò troviamo diversi complessi catacombali e il Cimitero delle Fontanelle.

Il nome “Sanità”

Fino al Cinquecento, tutta l’area del quartiere Stella, e in particolar modo la zona del Rione Sanità, viene usata esclusivamente per scavare ambienti sepolcrali.

Dal 1500 in poi, la zona venne rivalutata urbanisticamente. Quest’area fu sempre più apprezzata per la salubrità del luogo. Qui infatti si trovava un raccoglitore di acque piovane che discendevano dai pendii dei colli vicini. Da qui anche la scelta del nome “Sanità” per identificare questi luoghi.

Palazzo dello Spagnolo e Palazzo Sanfelice

Nel corso dei secoli successivi, il Rione Sanità acquista sempre più importanza. Il Rione viene popolato da famiglie nobiliari che qui costruiscono dei maestosi palazzi, tra i quali ancora oggi possiamo vedere il Palazzo dello Spagnolo e il Palazzo di Sanfelice.

Sempre nello stesso periodo inizia anche la costruzione della chiesa Santa Maria della Sanità, tutt’oggi fulcro religioso del quartiere.

Nel 1656, nella zona di Stella viene ripresa l’attività di sepoltura. A seguito dell’epidemia di peste che colpì la città di Napoli, vennero scavate nel tufo delle cave, nella zona delle Fontanelle, dove oggi troviamo il Cimitero delle Fontanelle, il più grande cimitero a cielo aperto.

Il Ponte Sanità

Il quartiere venne isolato dal resto della città durante il XIX secolo, quando fu costruito il Ponte della Sanità, ufficialmente Ponte Maddalena Cerasuolo. Il ponte venne costruito per dar accesso alla Reggia di Capodimonte, sulla collina omonima. Venne così creata una nuova strada che collegava il centro città alla reggia: corso Napoleone. Il nuovo percorso infrastrutturale incontrava però la valle della Sanità e in particolar modo il convento di Santa Maria della Sanità. Il problema si risolvette con la soppressione del monastero.

L’architettura del ponte si articola con sei arcate a tutto sesto. Addossate all’infrastruttura ci sono numerosi palazzi, che nascondono i prospetti delle arcate. 

Per raggiungere il livello stradale sopraelevato, venne costruito un ascensore, l’Ascensore della Sanità, riaperto negli anni 2000 dopo un riammodernamento tecnico, oggi in attività.

Gli abitanti del quartiere: Totò e Leopardi

Il Quartiere Sanità è famoso anche per aver dato i natali a Totò, all’anagrafe Antonio De Curtis. Potete scovare l’abitazione storica del comico napoletano in via Santa Maria Antesaecula, anche se nacque in un’abitazione di dimensioni esigue a pochi metri di distanza, sulla stessa via. In suo ricordo, il Rione Sanità, gli ha dedicato una piazza, Piazza Totò, dove troviamo una targa commemorativa e un monolite con la sagoma del comico.

Tra le persone illustri che frequentarono il quartiere, ricordiamo anche il poeta Giacomo Leopardi, che proprio a Napoli trovò la morte. Si sospetta infatti che i resti dell’illustre poeta si trovino nell’ossario del cimitero delle Fontanelle.

La piazza della Sanità

La piazza della Sanità si trova proprio di fronte alla chiesa di Santa Maria della Sanità. Sulla stessa piazza è impossibile non notare l’enorme murales che si trova sul palazzo che dà sulla piazza. Il murales “Luce” è opera di Tono Cruz, street artist che ha voluto dedicare e dare “luce” ai volti dei bambini del quartiere, qui raffigurati come simbolo di speranza per il futuro di tutta la comunità.

Chiesa Santa Maria della Sanità

Uno dei principali edifici del Rione è la chiesa dedicata alla Madonna. Nelle catacombe sottostanti, venne rinvenuta un’icona raffigurante la Santa Vergine con Bambino, evento che spinse la popolazione locale a desiderare una chiesa dedicata, appunto, a Santa Maria della Sanità. La Basilica è nota volgarmente anche con il nome di San Vincenzo ’o Munacone, la cui statua è costudita all’interno della chiesa.

L’edificio venne iniziato nel 1577 e la costruzione venne affidata all’ordine dei frati domenicani. L’intero complesso venne realizzato, dall’architetto Fra Nuvolo, con le offerte fatte dagli abitanti.

L’interno

L’attenzione, appena si entra, viene catturata dalla maestosa doppia scalinata di stile barocco. Al primo livello è ospitata la zona absidale. Tra le due braccia della scalinata si trova l’ingresso alla cripta. La cripta, dedicata a San Gaudioso, sorge sul luogo che ospitò il primo nucleo religioso qui costruito. Un tempo era dotata di numerose aperture attraverso le quali si accedeva ai sepolcri. Oggi, al posto delle aperture, troviamo tredici altari che ospitano le reliquie di tredici santi, acquistate dai frati domenicani. Il fatto che i luoghi sepolcrali si trovassero proprio dietro le reliquie dei santi, portò ricchezza alla chiesa. I fedeli iniziarono a richiedere di essere sepolti accanto ai santi, donando in cambio cospicue offerte.

Attira l’attenzione anche il pulpito, che si trova  sulla sinistra, poco prima della grande scalinata absidale. L’opera marmorea, firmata Dioniso Lazzari, fu realizzata nel 1677.

E’ sorprendente il fatto che all’incirca in soli 8 anni venne realizzata un’opera così maestosa di tutto il complesso.

Catacombe di San Gaudioso

Si accede alle catacombe attraverso una piccola scalinata non distante dalla cripta.

Inizialmente questi ambienti erano utilizzati come luoghi sepolcrali. All’ingresso troviamo subito la tomba di San Gaudioso, abbellita da una decorazione a mosaico. Sulla sinistra potete incontrare una scultura del Cristo morto, realizzata in tufo alla fine del XVII secolo.

Le pareti e i cunicoli presentano ancora tracce degli affreschi che un tempo la ricoprivano.

Gli scolatoi

Nel Settecento, questi ambienti sotterranei acquistano ulteriore valore. Le cavità in pietra iniziano ad essere usate come “scolatoi”. Dopo la morte, il capo veniva separato dal corpo e quest’ultimo veniva riposto in posizione fetale nelle cavità, chiamate “cantarelle”, al di sotto delle quali erano collocati dei contenitori che raccoglievano i liquidi persi dal cadavere. Di queste pratiche si occupavano gli “schiattamuorti”. Curiosi modi di dire, come “che tu possa sculà”, derivano proprio da queste tradizioni.

Alla testa, sede del pensiero, veniva riservato un trattamento privilegiato. Una volta essiccata, veniva incastonata nel muro. Il resto del corpo veniva dipinto in ricordo del defunto, spesso ritratto con indicazioni sul mestiere. Riservarsi uno scolatoio aveva un costo e ancor più caro era il prezzo per essere dipinto sulle pareti delle catacombe. 

Il corridoio del Paradiso

Durante la visita, vedrete “sale di scolo” e un corridoio affrescato. Il corridoio è allegoria del cammino verso il Paradiso. Alla fine infatti si trova un altare, simbolo del Paradiso. Ai lati del corridoio sono raffigurati persone nobili, che si erano potute permettere quindi l’affresco e un ricordo ai posteri. Tra i personaggi, uno di essi tiene in mano un pennello. E’ il pittore, colui che aveva rappresentato gli altri. Non potendo permettersi l’acquisto di una scolatura, aveva pattuito con i domenicani di realizzare l’opera a titolo gratuito, in cambio di un posto nelle cavità e la gloria nella rappresentazione.

La cooperativa La Paranza

La visita guidata alla Chiesa della Sanità e alle Catacombe potete farla accompagnati da un gruppo di volontari della cooperativa La Paranza, che cerca di far rinascere il quartiere e di ridurre la disoccupazione giovanile. Il costo della visita è di 9€. Il biglietto comprende la visita alla Chiesa di Santa Maria, la visita alle Catacombe di San Gaudioso e alle Catacombe di San Gennaro, valido un anno.

Cimitero delle Fontanelle

A poche centinaia di metri dalla Chiesa di Santa Maria della Sanità, troviamo il Cimitero delle Fontanelle. Questo ossario si articola in più di 3000 metri quadrati. Venne “inaugurato” a seguito dell’epidemia di peste che colpì la città di Napoli, ma fu usato anche negli anni successivi. Nota è l’usanza secondo cui ogni napoletano abbia adottato un cranio, le famose “anime pezzentelle”, in cambio di protezione. Troverete infatti diversi lumini e ricordini sacri, se non anche fotografie, per venerazione di ciascun protettore personale.

28 commenti

  • Emanuela

    Leggo sempre con interesse gli articoli che parlano di Napoli e delle zone limitrofe, essendo la mia città:) e questo mi è piaciuto molto perché dettagliato e spiega bene le origini del rione sanità e la storia delle catacombe, complimenti 🙂

    • trottoleinviaggio@gmail.com

      Grazie Emanuela! E’ sempre difficile raccontare di storie che ti sono state raccontante. Il ragazzo che ci ha guidato alle catacombe era proprio del rione Sanità e ci ha trasmesso tutta la sua passione per il quartiere. Sono contenta che il mio intento di passare la bellezza in righe, sia riuscito!

    • trottoleinviaggio@gmail.com

      Pur essendo stata più volte a Napoli, solo questa volta sono riuscita a visitarlo con persone che vivono in città! Davvero bella esperienza!

  • Francesca

    Quando sono stata a Napoli la scorsa primavera, sono stata anche nel Rione Sanità. Credo che non esista luogo più autentico in tutta la città, sono stata molto felice di averlo visitato e di averlo rivissuto con il tuo racconto!

  • Krizia

    Interessante. È strano come abbia vissuto in mezzo mondo, ma non abbia mai visitato Napoli. È sulla mia wishlist da sempre, ma non riesco mai, tra lavoro, lavoro e lavoro. Quando riuscirò ad andarci non mi farò mancare questo Rione!

    • trottoleinviaggio@gmail.com

      Si, Totò è nato e cresciuto qua. Al suo rione ha dedicato anche tante poesie durante la sua vita da celebrità. Lui, come tanti nativi del rione, hanno cercato e tutt’ora cercano di dare luce a questo bellissimo quartiere!

  • Ciccia&Cerva

    Super interessante, Napoli ci sono andata più volte per lavoro ma non ho mai potuto visitarla da turista. Sicuramente ci tornero’ e mi segno questo articolo, voglio vedere questa bellezza dai miei occhi!
    Grazie 🙂
    Amélie

  • moira

    Ho amici di quelle zone e sono stata a Napoli diverse volte, ma è sempre stato un “mordi e fuggi”. Mi piacerebbe tornare e restare un po’ di gironi. Quest’anno abbiamo in programma un on the road in costiera amalfitana con 3 o 4 giorni a Napoli. Incrociamo le dita…

  • ANTONELLA MAIOCCHI

    Davvero molto bello il tuo articolo che parla di una parte di Napoli di solito nominata solo in termini negativi. Mi sono piaciute moltissimo le spiegazioni sulle catacombe, ho imparato un sacco di cose che non conoscevo. Mi hai dato una ragione di più per tornare a Napoli!

    • trottoleinviaggio@gmail.com

      Grazie Antonella! Secondo me a volte si parla tanto senza sapere! La Sanità è un quartiere bellissimo che bisogna far rifiorire, con i turisti che lo visitano e poi con noi blogger che ne parliamo!

  • Francesca

    Non avrei mai pensato che il Rione Sanità nascondesse simile meraviglie artistiche e storiche. Purtroppo ne ho sempre sentito parlare in termini abbastanza negativi che non mi avevano mai invogliato ad approfondirne la conoscenza, ma dopo il tuo articolo ho dovuto ricredermi. Grazie per queste informazioni, quando avrò la possibilità di visitare Napoli includerò sicuramente anche questa zona nel mio itinerario 🙂

    • trottoleinviaggio@gmail.com

      Ciao Francesca! Purtroppo i pregiudizi su questi quartieri sono tanti e anche abbastanza incorretti. Ti consiglio di andarlo a visitare per ricrederti!

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