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Amici delle Trottole

Vivere al Polo Sud: l’esperienza di Silvia

Non so voi, ma per me il Polo Sud è da sempre il mio sogno nel cassetto. Molti mi chiedono il perché, aggiungendo magari espressioni come “Che ci trovi? E’ solo ghiaccio!”. In realtà io stessa non so bene il perché, ma mi ha sempre affascinata. D’altronde le cose che ami spesso non sai il perché le ami. Ecco perché non mi sono lasciata sfuggire l’occasione di fare due chiacchiere con Silvia che di spedizione al Polo Sud ne ha fatte veramente tante.  

Silvia, la nostra ospite di Amici delle Trottole, è una ricercatrice nel Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università Politecnica delle Marche e dal 2004 quasi ogni anno ha partecipato ad una spedizione in Antartide. Se anche a voi l’Antartide non lascia indifferenti non vi resta che leggere quest’intervista!

La prima volta al Polo Sud 

Silvia ha ricevuto per la prima volta la proposta di partecipare ad una spedizione in Antartide durante l’ultimo anno di dottorato nel 2004. Non ci ha pensato due volte ed è partita! Era tra le più giovani della spedizione, se non la più giovane. Così dopo un periodo frenetico passato tra la scrittura della tesi di dottorato ed organizzare la partenza ha consegnato tutto ed ha iniziato una preparazione psico-fisica per essere pronta alla spedizione.

E’ andata all’addestramento a Courmayeur, sul Monte Bianco. Durante queste settimane solitamente la mattina si seguivano lezioni teoriche sull’Antartide e il pomeriggio varie prove pratiche legate al primo soccorso, ad imparare a salire scale di corda e varie attività che potrebbero servire al Polo sud. Ci sono due livelli di corso di sopravvivenza a seconda di quale base si andrà poi in spedizione. Al Polo sud esistono infatti due basi italiane: una costiera, la Mario Zucchelli Station, aperta solamente d’estate, e una all’interno, la Concordia, aperta invece tutto l’anno.

Dal 2004 Silvia ha svolto diverse spedizioni in Antartide sempre nella base costiera, ogni volta per un periodo tra i due e i quattro mesi. 

Per chi pensa sia solo ghiaccio, il Polo sud a differenza del Polo Nord è un continente in quanto non è semplice acqua marina congelata, ma è presente sotto lo strato ghiacciato della terra. Spesso terra rocciosa di origine vulcanica e ancora oggi sono presenti alcuni vulcani attivi. All’interno, nel plateau invece ci sono migliaia di metri di puro ghiaccio. Inoltre in Antartide sono presenti diversi basi internazionali di ricerca al contrario del Polo nord.

La vita al Polo Sud

Innanzitutto come si arriva in Antartide, o meglio alla base italiana Mario Zucchelli Station? Principalmente la si può raggiungere o dall’Australia (Hobart in Tasmania) o dalla Nuova Zelanda (Christchurch) tramite uno degli aerei militari dell’Aeronautica Militare Italiana convertiti al trasporto di merci e civili. In alternativa con un airbus australiano o tramite altri aerei stranieri. A seconda della tipologia di aereo ci si impiega dalle 5 alle 9 ore di volo. Chiaramente negli aerei militari convertiti bisogna dire addio a molte delle comodità alle quali siamo abituati in volo. Infine vi è una modalità anche via mare attraverso la nave rompighiaccio “Laura Bassi” con partenza da Lyttelton (Nuova Zelanda) ed arrivo in circa 7-10 giorni attraversando il mare di Ross. 

Come già detto in Antartide ci sono due basi italiane, la Mario Zucchelli Station e la Concordia. Quest’ultima è in realtà una base italofrancese e si trova all’interno sul plateau ad oltre 3000 metri sul livello del mare. E’ aperta tutto l’anno anche durante l’inverno australe. In questo periodo “niente vola” in Antartide. Per tre mesi è sempre buio e il sole non sorge mai con temperature che arrivano fino a -80°C. E’ così freddo che il carburante viene tolto dai macchinari altrimenti congelerebbe. Chi rimane in questa base deve avere tutto il necessario da marzo ad ottobre perché eventuali missioni di salvataggio sarebbero davvero difficoltose se non impossibili. Normalmente si esce dalla base per una sola ora al giorno a piedi ad una distanza massima di un chilometro per fare dei campionamenti. 

Silvia è sempre stata nella base costiera, la Mario Zucchelli Station aperta solo d’estate da metà ottobre a fine febbraio. Questa base, costruita tra il 1986-87, ospita tra le 100 e le 120 persone. Nelle “vicinanze” di questa base italiana si trovano la base coreana ad una decina di chilometri e la base americana a circa 300km. Quest’ultima neanche a dirlo è una delle prime costruite ed è una delle più grandi arrivando ad ospitare fino a 1000-1100 persone durante l’estate e 300 d’inverno. E’ consuetudine in ambito di ricerca tra scientifici stare in contatto con le altre basi, scambiarsi collaborazioni e favori

In missione si usa tutto il tempo a disposizione per fare ricerca, ad eccezione del 25 dicembre e del 1 gennaio, non ci sono giorni di vacanza: si lavora anche la domenica. D’estate ci sono 24h di luce e il tempo viene scandito dalla cucina. La colazione avviene dalle 7 alle 8, il pranzo dalle 13 alle 14 e la cena dalle 20 alle 21. Il personale scientifico talvolta lavora anche dopocena. Altrimenti le attività di solito sono la lettura, karaoke, film, ping pong, biliardino e le carte. Io ed Ila ci saremmo date senz’altro al burraco! 

Internet c’è ma, andando con i satelliti e i ponti radio, va molto lento. Negli ultimi anni funziona whatsapp ed è il miglior contatto con casa. Pensate che, la prima volta nel 2004, non c’era proprio internet e l’unico modo per comunicare con l’Italia era attraverso una chiamata internazionale tramite una schede neozelandese. 

Il personale della base dorme in camerate da 4 persone disposti su due letti a castello. I bagni sono in comune divisi per sessi. Bisogna saper convivere e condividere gli spazi. Unica privacy sono le tende attorno alla propria cuccetta. Chiaramente alle finestre sono presenti delle tapparelle per stare al buio, essendoci fuori sempre la luce solare.

Quali figure professionali sono utili in Antartide?

Per prima cosa sfatiamo un mito: non bisogna essere necessariamente laureati, servono professionisti di vari campi. Esiste un personale scientifico e uno logistico-tecnico. Quello scientifico è principalmente composto da laureati in ambiti scientifici, mentre quello logistico-tecnico è molto vario: meccanici, elettricisti, medici, infermieri, personale militare e dell’aeronautica, alpini, esercito, marina, vigili del fuoco, cuochi. C’è sempre un capo spedizione e un capo base. Per campionamenti sottomarini vi sono anche i palombari. Vi è anche una torre di controllo che gestisce il traffico aereo della base. 

Silvia si occupa di ricerca nell’ambito di inquinanti in atmosfera e in acqua di mare, particolato atmosferico, pm10. Perché studiare il particolato atmosferico in Antartide?

Fondamentalmente perché tutto il mondo è interconnesso. Un luogo incontaminato come l’Antartide riesce a risentire dell’inquinamento che produciamo quotidianamente. Studiando il particolato atmosferico al polo sud si può, non solo scoprire come e quanto inquiniamo studiando l’aria dove “quasi” non c’è inquinamento, ma anche quanto siano efficaci eventuali misure antinquinanti a lungo raggio.  

La corsa alla conquista del Polo Sud e il Trattato Antartico

Se oggi l’Antartide ci sembra un luogo irraggiungibile per certi versi immaginate i primi esploratori che coraggio hanno avuto! Ad inizio Novecento c’è stata una “corsa alla conquista del Polo Sud” e i principali protagonisti furono due: l’inglese Robert Falcon Scott e il norvegese Roald Amundsen. Proprio quest’ultimo riuscì ad arrivare per primo al Polo Sud nel 1911.

L’esploratore inglese rimase più celebre, pur essendo arrivato secondo, in quanto durante il ritorno, lui e parte del suo equipaggio non ritrovarono il campo base e morirono lungo la via. Il resto dell’equipaggio riuscì incredibilmente a salvarsi e a sopravvivere all’inverno antartico scavando una galleria-rifugio sotto terra e mangiando foche e pinguini.

Si accamparono in un luogo oggi chiamatoInexpressible Island” perché la violenza della natura in questo posto è davvero indescrivibile. E’ un’isola in mezzo alla congiunzione di due ghiacciai che vanno dal plateau centrale fino al mare con delle lingue di ghiaccio che formano una piattaforma con in mezzo quest’isola. Si crea come una “galleria del vento” dove si incanalano dei venti fortissimi – chiamati venti catabatici – che provengono dal plateau centrale e arrivano lungo la costa con velocità di 200/300 km/h. Una parte dell’isola viene chiamata “Hell gate” e già fa intuire che condizioni atmosferiche ci possano essere in questo luogo.  

In Antartide proprio per dare il giusto merito al coraggio e alla tenacia dei primi esploratori, le montagne, i ghiacciai e più in generale i luoghi portano il nome proprio dei primi pionieri. 

Oggi, grazie al Trattato Antartico sottoscritto nel 1959 per tutelare l’ambiente antartico, si può andare in Antartide solo per fini di studio e ricerca. Non sono ammesse trivellazioni o eventuali rivendicazioni da parte degli stati vicini. Ogni nazione che vuole avere un centro di ricerca al Polo Sud deve firmare tale trattato e rispettare le regole presenti al suo interno. 

…e i pinguini?

Niente io ho un debole per i pinguini e non potevo non chiedere! Relativamente vicino alla base costiera italiana c’è una pinguinaia. I pinguini infatti non si trovano in tutto il Polo Sud, ma solamente in alcuni luoghi specifici. Molte specie animali vengono d’estate in Antartide solo per riprodursi e per cacciare. Solamente i pinguini imperatori rimangono in maniera più stanziale sul lungocosta. Ma perché questi animali scelgono di arrivare in Antartide se non ci vivono? Pinguini, balene, orche, foche arrivano al Polo Sud perché le acque sono ricche di sostanze nutritive: c’è poca vita sulla terra ferma ma tanta nell’acqua del mare. Esiste il cosiddetto fenomeno del “gigantismo” e la presenza di krill.

Ringraziamo Silvia per averci fatto scoprire un luogo così remoto come l’Antartide ed averci raccontato la sua vita al Polo sud!

20 commenti

  • Federica Assirelli

    Molto interessante questo articolo perché non si parla spesso di Polo Sud. Bellissima l’esperienza che ha fatto Silvia anche se credo che sia anche pesante sotto tanti aspetti quindi complimenti! Una curiosità: il turismo esiste al Polo sud?

    • trottoleinviaggio@gmail.com

      Quando vivevo in Argentina mi ero informata a riguardo e avevo scoperto che alcune “crociere” partivano da Ushuaia. Se sei interessata ti consiglio di leggere il viaggio di nozze in parte in Antartide di Valeria Castiello, travel blogger specializzata in mete “fredde”

  • Valentina

    Complimenti per questa intervista, che mi ha permesso di scoprire molto sull’Antartide. E complimenti anche a Silvia per i suoi viaggi al Polo Sud. Immagino che non sia facile stare lontano da casa per tutto quel tempo, condividendo gli ambienti delle basi con i colleghi e avendo poca connessione internet.
    Io non ho mai avuto il pallino di visitare queste zone così remote, ma immagino che siano terre dal fascino unico.

    • trottoleinviaggio@gmail.com

      Rinnoviamo anche noi i complimenti a Silvia, una ragazza davvero in gamba non tutti ne sarebbero capaci 😊

  • Lucia

    Molto interessante questo articolo! Ho scoperto un sacco di cose… è una terra che sinceramente non ho mai considerato di visitare, però chissà! Comunque anch’io ho un debole per i pinguini, vorrei tanto vederli dal vivo!!!

  • Veronica

    Solitamente non si sente mai parlare di Polo Sud, anzi. Però ho trovato molto interessante la storia di Silvia, una scelta coraggiosa viste anche le condizioni di vita ma quando ami qualcosa, gli ostacoli si superano.

  • ANTONELLA MAIOCCHI

    Grande Silvia, donna super coraggiosa! La ammiro tanto e la invidio un pò per essere capace di tollerare condizioni così difficili. . Il mio amore per l’Antartide arriva da lontano perchè la mia tesi di lingue è stata la traduzione di un libro sulla spedizione di Amundsen. Avrei anche voluto arrivarci durante il viaggio in Patagonia ma i costi erano a dir poco proibitivi per la sola crociera tra i ghiacci

  • Lucy

    Semplicemente fantastico. Grazie a entrambe di aver condiviso qui una tale esperienza. Il mio grande rammarico è essere stata più volte a Hobart ma di non aver mai preso parte a una spedizione turistica verso il Polo Sud. Per fortuna costava un occhio della testa, altrimenti sarei stata seriamente costretta a considerare il fatto che forse non è comunque il caso di fare i turisti proprio ovunque e portare la nostra impronta umana in luoghi ancora tranquilli, dedicati giusto a basi di ricerca come quella e per il resto habitat più o meno occasionale di vari animali. Però sempre lì a Hobart sono riuscita a visitare alcune esposizioni dedicate ai viaggi verso l’Antartide (c’è anche una replica in tutto e per tutto di una delle prime capanne degli esploratori, dove puoi entrare e vedere come vivevano) e il mio cuore ha palpitato ogni volta.

    • trottoleinviaggio@gmail.com

      Ho il tuo stesso “dilemma” mi piacerebbe tantissimo visitare l’Antartide ma non so se sia giusto o meno farlo (senza contare il fattore economico)

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