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Italia

7 Borghi fantasma da scoprire nel Centro-Sud Italia

Eccoci alla seconda parte di questo articolo collaborativo insieme alle nostre colleghe delle Travel Blogger Italiane legato ai borghi fantasma da scoprire in Italia. Vi sveliamo sette borghi fantasma del Centro-Sud da non perdere!

Celleno vecchia (VT) – Lazio

Iniziamo il nostro tour con Laura di  Viaggi Fuori Rotta che ci porta nel Lazio. Non distante da Civita di Bagnoregio c’è Celleno, un borgo fantasma tutelato dal FAI conosciuto da pochi.

A circa 10 km da Civita di Bagnoregio, detta anche “La città che muore”, c’è un borgo bellissimo che pochi conoscono e che molto ha in comune con quest’ultima: è il “Borgo fantasma” di Celleno, un borgo arroccato su uno sperone di tufo a 350 m s.l.m. soggetto ad una lenta e progressiva erosione e tutelato dal FAI.

Le sue origini si perdono nella notte dei tempi: negli scritti di Dioniso d’Alicarnasso si dice che la città fu fondata da Italo in memoria di sua figlia Cilena molti anni prima della fondazione di Roma.
Subì le invasioni dei Barbari e le guerre tra Guelfi e Ghibellini nella contesa che vedeva opposte Orvieto e Viterbo.
Visse un periodo di pace solo sotto l’ala protettrice della Santa Sede grazie agli Orsini, che ne fecero un feudo Papale.

Purtroppo il terremoto del 1696 danneggiò seriamente il borgo, isolandolo dal territorio circostante. Un secondo terremoto nel 1855, preceduto da una terribile epidemia, costrinse la popolazione a spostarsi e a fondare la nuova Celleno, in località Le Poggette, a circa 1.5 km di distanza.

Si vocifera che il borgo sia stato distrutto con le mine, di cui ancora gli anziani ricordano il boato, perché molte persone che avevano le cantine, continuavano ad utilizzale trasgredendo agli ordini dati. 

Oggi è considerato un borgo fantasma: un’intricato dedalo di viuzze su cui si affacciano piccole case prive d’intonaco e resti di palazzi in pietra di basalto. 

Proprio nei settori non visitabili si trovano una serie di cunicoli che mettono in comunicazione un vano con l’altro. E’ difficile stabilirne il numero e l’esatta posizione a causa delle varie demolizioni avvenute nel corso dei secoli.

Si tratta delle cellae latine, scavate nella rupe tufacea, che hanno probabilmente dato il nome al paese.

Il borgo si visita in una ventina di minuti, ma è piacevole assaporarlo con calma e gustarlo in solitudine. 

Galeria Antica (RM) – Lazio

Rimaniamo nel Lazio e ci spostiamo in un altro dei borghi fantasma d’Italia, a raccontarci di Galeria Antica è Marina di The Travelling Petsitter.

A poca distanza da Roma sorgono, su uno sperone tufaceo a picco sul torrente Arrone, le rovine della città di Galeria, nascoste ormai da una fitta vegetazione che crea uno scenario molto suggestivo, tanto che questo borgo fantasma è stato dichiarato nel 1999 Monumento naturale dalla regione Lazio. La posizione rialzata proteggeva naturalmente il borgo, che era difeso da possenti mura solo nella parte pianeggiante dove si apriva la porta principale.

Di probabile origine etrusca, Galeria si sviluppò nel medioevo ed ebbe il suo periodo di massima fioritura tra XIII e XIV secolo sotto la potente famiglia romana degli Orsini. Agli inizi del 1800 la città non risulta più abitata, probabilmente a causa di un’epidemia di malaria, anche se non è chiaro perché fu abbandonata così precipitosamente che i morti non vennero sepolti.

Inoltrarsi nelle rovine del borgo è come entrare in un mondo misterioso, dove la presenza umana è stata quasi completamente cancellata da una rigogliosa vegetazione e gli unici suoni sono quelli degli uccelli e degli animali che hanno trovato rifugio qui. Sappiamo che il centro abitato era organizzato intorno alla piazza centrale dove affacciavano gli edifici principali, ma ormai l’unica costruzione ben visibile e riconoscibile è il campanile di una delle due chiese cittadine: all’esterno delle mura c’era il quartiere dove vivevano i contadini.

La leggenda vuole che il fantasma di un menestrello di nome “Senz’affanni” ogni anno torni tra le rovine di Galeria in sella a un cavallo bianco cantando e suonando per la sua amata.

L’archeologo Thomas Ashby così la descrisse: “La pittoresca desolazione delle sue strade semicoperte di vegetazione e dei suoi edifici sgretolati lo rende uno dei luoghi più belli da visitare per quanti amano gli angoli isolati nelle vicinanze di Roma”, e se lo dice lui c’è da credergli!

Canale Monterano (RM) – Lazio

Claudia di ArtWanderlust ci fa scoprire il borgo fantasma laziale che ha ospitato perfino Bernini: l’antica città morta di Canale di Monterano.

L’antica città di Monterano è uno dei borghi fantasma del Lazio, che ha avuto il privilegio di ospitare una grande personalità dell’arte e dell’architettura italiana: Gian Lorenzo Bernini.

Siamo in provincia di Roma, vicino al lago di Bracciano, tra i monti della Tolfa e i Monti Sabatini. Le rovine dell’antico borgo oggi fanno parte della Riserva Naturale Regionale di Monterano.

Tuttavia nei secoli passati la situazione doveva essere ben diversa, se un maestro del calibro di Bernini venne qui chiamato a lavorare.

L’antica Manturanum si trovava in una buona posizione lungo la viabilità che collegava Roma alla Toscana. Costruita su un’altura a scopo difensivo, a pochi passi dal lago di Bracciano e non troppo distante dal mare, il suo territorio fu oggetto di contesa tra le famiglie nobili.

Prima gli Anguillara, poi gli Orsini, infine gli Altieri nel Seicento furono padroni di questo luogo e col tempo lo resero bello e autosufficiente. 

Emilio Bonaventura Altieri, divenuto papa col nome di Clemente X, chiamò a lavorare a Monterano Gian Lorenzo Bernini, grazie al quale la città giunse l’apice del suo splendore.

Sono ancora visibili i ruderi della facciata barocca della chiesa di San Bonaventura, con il convento annesso e la fontana. Nel centro abitato, inoltre, spicca la facciata del Palazzo Ducale con la Fontana del Leone.

Ma anche per una piccola oasi, come fu l’antica Monterano, arrivano i tempi più bui. La malaria, le guerre, fino al saccheggio da parte delle truppe francesi al servizio della Repubblica Romana nel 1799, portarono ad un progressivo abbandono del borgo. Con la fine del XVIII secolo si chiude anche la storia dell’antica Monterano.

La sua memoria però è rimasta viva fino ai giorni nostri, tanto che la vediamo spesso come set nel grande o piccolo schermo: un esempio tra tutti, Il Marchese del Grillo.

Craco (MT) – Basilicata

Dal Lazio ci sposiamo in Basilicata, a Craco. A raccontarci il meraviglioso fascino di questo paesino arroccato tra i borghi fantasma da scoprire nel Sud Italia è Mariagrazia del blog Viaggi e Lucania.

Circondato dal pittoresco paesaggio lunare dei calanchi lucani, Craco è uno dei borghi abbandonati più famosi d’Italia. 

Troneggia su di una collina in un territorio variopinto della provincia di Matera e si lascia ammirare in tutta la sua bellezza. Una bellezza autentica, suggestiva e dal fascino romantico.

Questa città fantasma si raggiunge percorrendo una serie di tornanti che offrono una vista mozzafiato. Si presenta come un cumulo di case di pietra in rovina, abitato soltanto da qualche asinello. 

È possibile, oggi, visitare l’antico borgo seguendo un percorso guidato dal centro fino ad arrivare al Palazzo Maronna che domina l’intero paese. Affacciati ad una finestra della fortezza potrai ammirare il paesaggio sottostante costituito da sconfinate praterie, enormi distese di grano oltre che i famosi calanchi. Tutto ciò conferisce un’atmosfera surreale al borgo. 

A Craco sembra che il tempo si sia fermato. È facile immaginare la vita degli antichi abitanti nelle proprie dimore, i bambini sorridere e giocare tra le vie, gli uomini rientrare dopo una giornata di lavoro nei campi o le donne mentre lavavano i panni alle fontane sotto casa. 

Nel 1963 ci fu la frana funesta che costrinse la popolazione ad abbandonare le proprie abitazioni per trasferirsi a valle, nella vicina Craco Peschiera.

La sua storia e soprattutto la sua bellezza scenografica hanno fatto di Craco un set a cielo aperto per il cinema. Qui sono state girate preziose scene de La Passione di Cristo di Mel Gibson, Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rossi e Basilicata Coast to Coast con Rocco Papaleo.

Alianello Vecchio (MT) – Basilicata

Sempre in Basilicata, a poca distanza da Craco, immerso tra i calanchi lucani della Val d’Agri, si trova Alianello Vecchio, borgo che affascinò persino Charles Dickens.

“Un grosso gruppo di case, su un poggio brullo, non molto alto sul fiume malarico. Ci vivono quattrocento persone, senza strada, né medici, né levatrice, né carabinieri, né funzionari di nessun genere” 

Ecco come appariva negli anni Trenta Alianello Vecchio, o meglio, così è come lo raccontò Carlo Levi nel suo bestseller “Cristo si è fermato ad Eboli”.  Questa frazione del comune di Aliano, in provincia di Matera, era già stato dichiarato inagibile dalle autorità nel 1925 a seguito di un fortissimo sisma avvenuto oltre mezzo secolo prima. Ma i suoi abitanti, così attaccati alla loro terra e alle loro case, hanno continuato ad abitarci fino al terremoto dell’Irpinia del 1980, dove la frazione subì danni irreversibili. Solo allora tutta la popolazione si trasferì altrove,  principalmente ad Alianello Nuovo ed Alianello di Sotto. L’affetto dei suoi abitanti verso Alianello Vecchio sembra quasi come una storia d’amore, o forse una tragedia d’amore, che non ha avuto un lieto fine. 

Esplorare le vie di Alianello Vecchio significa fare un tuffo in vari decenni differenti del Novecento, a seconda di quale epoca la casa sia stata abbandonata. Alcune case si nota proprio come siano state lasciate in fretta e furia, abbandonando oggetti d’uso quotidiano. Il borgo arroccato aveva anche la propria chiesa e il proprio angolo per celebrare i suoi caduti in guerra. 

Come definirei Alianello in tre parole? Affascinante, malinconico, intrigante.

Pentedattilo (RC) – Calabria

Dalla Basilicata passiamo in Calabria con Federica, autrice di My Travel Planner, che ci racconta di uno dei borghi fantasma del sud Italia: Pentedattilo.

Pentedattilo sorge letteralmente incastrato nella roccia di una grande rupe che un tempo sembrava una mano aperta. Da qui il nome che i greci gli diedero, pènta-dàktylos, cinque dita in lingua greca. Lingua greca che qui è sopravvissuta fino ai giorni nostri. Pentedattilo fa infatti parte dell’area grecanica della Calabria dove alcuni anziani ancora parlano greco.

Siamo sull’Aspromonte, il cui nome rispecchia perfettamente quello che è questa montagna: aspra, dura e difficile da abitare. Ma quanta bellezza! Si è in montagna, ma si guarda il mare.

Anche la natura qui è stata però spietata. Nel 1783 ha portato distruzione con il grande terremoto della Calabria. Molte case sono state distrutte o indebolite e gli abitanti hanno iniziato ad andarsene. Qualcuno più a valle, qualcuno a poche centinaia di metri, perché non vedere più il loro borgo era troppo difficile. A metà degli anni ’70 non ci viveva più nessuno e così è stato per tanti anni.

Negli anni ’90 si è cercato di riportare un po’ di vita nel borgo con visite guidate per i turisti, qualche bottega di prodotti locali e due festival: il Paleariza, festival itinerante di musica della cultura grecanica e il Pentedattilo Film Festival. Poi, di notte il borgo tornava ad essere vuoto e silenzioso.

Tranne nelle serate particolarmente ventose, quando in molti giurano di aver sentito lunghi lamenti.

Ci sono infatti tantissime leggende legate a Pentedattilo per un fatto che si dice sia accaduto qui nel ‘600: la tragedia degli Alberti, storia di promesse infrante, gelosia e vendetta.

Pare infatti che la marchesina Alberti, promessa al barone Abenavoli, deciso alla fine di fidanzarsi con un altro. Quando il barone lo venne a sapere, giurò vendetta. La notte di Pasqua del 1686, riuscì ad entrare con i suoi uomini nel castello degli Alberti. Uccise il marchese e molti altri e rapì l’amata che poi sposò con la forza.

Da allora pare che in molti abbiano sentito le urla del marchese e i lamenti delle tante persone uccise.

Tutto ciò rende Pentedattilo uno dei borghi fantasma più affascinanti da visitare!

Brancaleone Vetus (RC) – Calabria

Continuiamo il tour dei borghi fantasma in Calabria con Domenica di Spunti di Viaggio, che ci conduce a Brancaleone Vetus, sulla costa ionica.

Il Borgo abbandonato di Brancaleone Vetus, si trova abbarbicato in posizione panoramica su di una collina, quasi a voler ammirare dall’alto tutta la vallata e il paese di Brancaleone Marina, adagiato sulla sottostante costa ionica di Reggio Calabria.

Siamo su quel tratto di costa che prende il nome di Costa dei Gelsomini, dal nome delle piantagioni che sino al secolo scorso qui venivano coltivate per produrre l’essenza di gelsomino, tanto cara all’industria cosmetica e farmaceutica! Un costa ed un mare splendido dove ogni anno tornano per riprodursi le tartarughe Caretta-Caretta.

Brancaleone Superiore venne completamente abbandonato dalla popolazione nel 1953, a causa dei danni provocati da un’alluvione e dai conseguenti dissesti. Da allora e sino ad una quindicina di anni fa, il vecchio borgo abbandonato dell’area grecanica calabrese, cadde quasi nel dimenticatoio. 

Dal 2012, con grande impegno e lungimiranza, la Pro-Loco di Brancaleone ha iniziato un proficuo processo di recupero e valorizzazione del sito, riportandolo a “seconda nuova vita” e facendolo conoscere a turisti e viaggiatori, come “Parco Archeologico Urbano di Brancaleone Vetus”. Un luogo di cui, sono certa, vi innamorerete anche voi! 

Per me è un luogo del cuore, visto che proprio in questo borgo c’è nata mia nonna!

L’attività di recupero e valorizzazione di Brancaleone Vetus ha portato, fra le altre cose, ad un approfondimento storico-archeologico su alcune antiche grotte-chiese rupestri che, al loro interno, conservano incisioni di matrice Armena. E’ il caso della della grotta dell’ Albero della Vita, di cui vi consiglio caldamente la visita.

Da non mancare poi, la visita alla restaurata ex Chiesa dell’Annunziata, all’interno della quale potrete ammirare, oltre ai resti di un antico altare barocco, il nuovo “Centro di documentazione di Brancaleone Vetus”.

Aggiratevi fra i vicoli e le strade di questo borgo abbandonato che sta rinascendo, guardate i  panorami che si perdono all’orizzonte del dirimpettaio Mar Jonio: vi sembrerà di vivere al presente, le mille storie che di lì sono passate! 

Fra magia e bellezza infinita!

Se vi è piaciuto questo articolo e volete scoprire quali borghi fantasma del centro nord Italia vi consigliano le Travel Blogger Italiane non vi resta che leggere la prima parte del guest post!

13 commenti

      • Mimi

        Un borgo più bello dell’altro, carissima!

        Grazie mille per l’opportunità che ci hai dato! Parlare di Brancaleone Vetus, per me, è come parlare della storia della mia famiglia, visto che mia nonna ci abitava!

        Un grande abbraccio e alla prossima!

        Mimì

    • trottoleinviaggio@gmail.com

      Stupenda Craco! Purtroppo quando ci sono stata la scorsa estate era chiusa per un vile attacco della malavita, hanno riaperto le visite ora?

  • Marina

    Di tutti questi borghi sono stata di recente a Celleno e per pochissimo non ho visitato Monterano giusto giusto lunedì scorso!
    Degli altri borghi ho già sentito nominare Craco e Pentedattilo: insomma: lettura molto utile per ampliare le mie conoscenze (e mettere nuovi segnalini sulla cartina delle prossime mete)

  • Alessandra

    Interessantissima anche questa seconda raccolta di borghi fantasma. Hanno un fascino unico ed è bello che vengano spesso usati come set cinematografici o location per festival: è un modo per valorizzarli e ridar loro vita in un certo senso.

  • Teresa

    Adoro i borghi e le città fantasma, anche se devo dire che un pò di tristezza me la mettono addosso. Tra quelli che hai menzionato nell’articolo ho visitato solamente Craco, ma mi piacerebbe molto vedere anche gli altri!

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