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Uruguay: il “cuscinetto” verde del Sud America

Quando si pensa al Sud America non viene in mente per prima cosa l’Uruguay, un piccolo Paese tra due giganti quali il Brasile e l’Argentina. Io stessa l’ho visitato quasi per caso. Nel periodo in cui ho vissuto in Argentina per non avere problemi legati alla durata del visto, ho pensato di uscire dal Paese invece di pagare una sorta di “multa”… in parole povere avevo un’ottima scusa per viaggiare!

Perché “cuscinetto” verde?

Ho definito Uruguay un “cuscinetto” verde perché è l’immagine che associo a questo sorprendente Paese.  Il termine “cuscinetto” deriva dal fatto che in origine l’Uruguay è stato creato in un certo senso proprio per essere uno Stato cuscinetto tra Brasile ed Argentina. Il “verde” invece è per sottolineare la sua natura verdeggiante. Il panorama e il paesaggio che lo contraddistingue è molto diverso da quello argentino, che in generale è più arido.

Avendo pochi giorni a disposizione (4 giorni) non si aveva modo di poterlo visitare tutto, ma, insieme al mio collega italiano, abbiamo scelto di visitare solo alcuni luoghi che ci incuriosivano maggiormente tra quelli letti sulla guida della Lonely Planet. Abbiamo scelto di soggiornare due notti a Cabo Polonio e una nella capitale Montevideo.

Come raggiungere l’Uruguay dall’Argentina

Vivendo e lavorando a Rosario (Argentina) non abbiamo preso un aereo, ma siamo giunti a Montevideo attraverso un colectivo (nome con cui sia in Argentina sia in Uruguay vengono chiamati gli autobus). Di tutti i lunghi viaggi fatti con i colectivos nel mio periodo sudamericano questo è stato sicuramente il migliore: oltre a bere e mangiare nel bus ci hanno offerto anche cuscino e coperta. Abbiamo scelto di viaggiare di notte per non perdere un giorno per il viaggio. Siamo partiti così a sera tardi dal Terminal Omnibus di Rosario per arrivare alla stazione di Tres Cruces di Montevideo alla mattina presto.

Vi è un’unica compagnia di colectivo che effettuava tale tratta, la Empresa General Artigas e ci si impiega circa 8/9 ore. Come spesso accade con le compagnie sudamericane di autobus si poteva scegliere il posto: a secondo di quanto si voglia spendere e della comodità si può prediligere tra semicama o cama ejecutivo – la prima più economica e “scomoda”, è spesso un sedile reclinabile, mentre la seconda più cara e confortevole talvolta è quasi un vero e proprio letto. Se dovete viaggiare per l’Argentina o nei Paesi confinanti, come in questo caso, vi consiglio Plataforma 10 per comprare biglietti online per gli autobus.  Sinceramente trovo sia l’alternativa migliore, in quanto altrimenti si sarebbe dovuto arrivare fino a Buenos Aires in colectivo per poi imbarcarsi verso l’Uruguay.

Controlli e visto alla dogana

In generale in Argentina non ci sono voli low cost e si preferisce muoversi su strada (auto o colectivo che sia). Al confine tra Argentina e Uruguay chiaramente vi è la dogana e il controllo dei passaporti e dei bagagli. Come per l’Argentina se si ha un passaporto italiano non serve alcun visto particolare ma mettono direttamente il timbro al controllo (se si viaggia come turista e si rimane meno di 90 giorni, al massimo ai controlli chiedono dove si andrà a soggiornare).

Cabo Polonio: il paesino a lume di candela

Una volta giunti alla stazione di Tres Cruces di Montevideo abbiamo preso il colectivo della compagnia Ruta del Sol per raggiungere Cabo Polonio,  un piccolo paesino fondato da pescatori ed hippies ed immerso nel parco nazionale a cui dà il nome. Per visitarlo è necessario dormirci almeno una notte, in quanto – almeno nel periodo in cui ci siamo stati noi ovvero maggio – è collegato con un unico autobus al giorno.

Si tratta di un posto quasi unico in quanto è un angolo isolato, dove neanche la linea elettrica arriva ed è raggiungibile solamente tramite jeep o a cavallo essendo circondato da dune di sabbia. Cabo Polonio potrebbe essere definito come il paese a lume di candela, in quanto di notte sono la principale fonte luminosa per gli abitanti e i turisti presenti. Ospita inoltre la seconda colonia stabile per popolazione di leoni marini ed otarie. Da provare il cazón e le buñelos de algas, ovvero rispettivamente squalo e frittelle di alghe marine.

Un luogo con un fascino primordiale, ideale per isolarsi dal mondo per qualche giorno tra passeggiate lungo l’oceano e l’osservazione della volta celeste. Un posto assolutamente consigliato se si viaggia per l’Uruguay. Ci ha colpito così tanto che abbiamo deciso di fermarci una notte in più.

La capitale Montevideo

L’ultimo giorno e notte del soggiorno uruguayano non potevamo non visitare la capitale dello Stato. Quasi la metà della popolazione uruguayana vive proprio a Montevideo. Sinceramente, come quasi tutte le città che ho avuto modo di visitare in Sud America, non mi ha entusiasmato molto. Per dormire mi hanno sconsigliato la zona del centro storico in quanto la sera è deserta e quindi non molto sicura. Abbiamo optato per la zona di Punta Carretas e della Rambla. In generale Montevideo e l’Uruguay sono molto più sicuri del resto del Sud America, ma come sempre bisogna stare attenti.

La visita di Montevideo ha riguardato principalmente il centro e la “ciudad vieja” (ovvero il centro storico), non c’è stato tempo però di visitare eventuali musei. Molto carino da vedere – e magari mangiarci pure – il Mercado del Puerto, che mi ha ricordato il Mercado de San Miguel a Madrid.  Abbiamo girovagato per tutto il quartiere Palermo, uno dei più antichi della città ammirando il Teatro Solis e le principali piazze, ovvero Plaza Independencia con la Puerta de la Ciudadela, Plaza Independencia e Plaza Matriz con l’omonima chiesa, l’edificio più antico della città risalente a fine XVIII secolo.

Abbiamo proseguito con una visita un po’ fuori dai soliti tour turistici in quanto siamo andati a vedere lo Estadio Centenario con il Museo del Fútbol, un’icona per chi è amante del calcio in quanto ha ospitato la prima finale mondiale nel 1930 vinta proprio dall’Uruguay. Il nostro giro si è concluso con una lunga passeggiata per la Rambla, strada che costeggia il lungomare di Montevideo con parchi e il porto turistico. Trovo che una giornata sia più che sufficiente per visitare la capitale.

Uruguay a tavola

Da provare prima di lasciare l’Uruguay la carne arrosto alla parrilla e magari per merenda provare a “tomar mate” ovvero la bevanda calda, o fredda a seconda della stagione, preferita da uruguayani ed argentini. Se al primo sorso vi sembrerà molto amara e non vi piacerà, tranquilli non siete gli unici!

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