Amici delle Trottole

Amici delle Trottole: Sara e il suo volontariato come insegnante in Thailandia

Siamo liete di ospitare la nostra carissima amica Sara all’interno della nostra rubrica Amici delle Trottole. Sara è un’insegnante delle scuole elementari che ha deciso di dedicare le sue vacanze estive ad un’esperienza di volontariato nelle scuole in Thailandia. Ha così tanta passione verso il suo lavoro che ha deciso di insegnare anche in ferie!

Curiosi di saperne di più e scoprire come funziona la scuola thailandese? Allora non perdetevi questa intervista!

Perché hai deciso di fare un’esperienza di volontariato all’estero?

Perché volevo sfruttare i due mesi estivi in cui non lavoro per fare un’esperienza che fosse veramente formativa per me. Ho scelto di andare all’estero, perché amo viaggiare e scoprire culture diverse dalla mia. Inoltre volevo migliorare il mio livello di conoscenza della lingua inglese, quindi ho cercato una nazione dove avrei dovuto usare l’inglese come lingua franca per comunicare. 

L’associazione Aiesec presenta diverse opportunità di volontariato ed io ho scelto un’esperienza legata all’insegnamento, perché oltre ad essere un’altra mia grande passione è anche il mio lavoro (insegno alla scuola primaria da 8 anni).

Com’è che hai scelto la Thailandia?

Ho scelto la Thailandia perché è un Paese che mi ha sempre affascinato per la cultura, per il cibo, per la religione e per le bellezze paesaggistiche ed architettoniche. 

Hai riscontrato difficoltà o problemi? Se si quali?

Non posso dire di aver avuto dei problemi durante il mio viaggio, tutti i thailandesi (dai membri Aiesec ai maestri della scuola) mi hanno accolto ed aiutato in ogni cosa. Delle piccole difficoltà le ho avuto inizialmente con la lingua, avendo un livello di inglese non elevato. Inoltre anche a scuola spesso era difficile farmi capire, in quanto alcuni maestri e quasi tutti i bambini parlavano solo la loro lingua madre. Questo mi ha permesso di capire quanto la comunicazione non verbale, fatta di gesti e sguardi, sia molto importante e spesso valga più di mille parole. 

Ci sono state piccole difficoltà iniziali di adattamento alla nuova cultura, ma per me sono state comunque grandi esperienze di crescita ed arricchimento personale. Non è stato subito immediato per me ad esempio camminare scalza nei luoghi culto, negli ostelli e nelle varie case in cui sono stata, mangiare riso o zuppe a colazione, usare una lavatrice manuale, fare la doccia fredda utilizzando una ciotola (nelle case tradizionali si usa una botte da cui viene presa l’acqua con una ciotola che poi si rovescia addosso per lavarsi). 

Come ti sei abituata a temperature così diverse dalle nostre?

Non ho avuto grosse difficoltà ad abituarmi al clima thailandese. Le temperature non sono tanto diverse da quelle che abbiamo in Italia in estate. È comunque molto umido ed anche la sera fa molto caldo, ma a scuola e nelle abitazioni delle zone rurali tutte le stanze sono dotate di ventilatori che danno comunque un po’ di refrigerio. 

Paradossalmente preferivo la temperatura dell’ambiente esterno piuttosto che l’aria condizionata che era tenuta altissima in alcuni centri commerciali, all’università e nelle auto dei locali. Ho usato la felpa solo in quelle occasioni per evitare di ammalarmi per l’eccessiva escursione termica.

Come era la tua giornata tipo?

Durante il mio periodo di volontariato ho vissuto a casa della direttrice della scuola insieme ad un’altra volontaria nepalese. Dal lunedì al venerdì la mia giornata tipo era più o meno questa:

Sveglia ore 6:20, colazione a casa .

Arrivo alle 7:30 a scuola e dopo l’inno nazionale delle 8 inizio delle lezioni.

Dalle 8 alle 16 insegnavo inglese per 4 ore (in classe con me era sempre presente la docente curriculare) . Ogni giorno avevo delle classi diverse che si alternavano tra prima, seconda e terza elementare, penultimo e ultimo anno della scuola dell’infanzia. Alle ore 12 mangiavo alla mensa insieme agli studenti e alcuni maestri.

Nelle ore libere in cui non avevo lezione, socializzavo con i bambini, oppure osservavo le altre attività o lezioni.

Alle ore 16:00 inno nazionale di chiusura delle attività e alle 16:30 mi recavo a casa della mamma della direttrice per la cena (in Thailandia si cena solitamente alle 17:00/18:00). 

Terminata la cena ritornavamo a casa e dopo una doccia (i thailandesi fanno la doccia almeno due volte al giorno, di solito prima di uscire alla mattina e prima di coricarsi) ed un po’ di relax andavo a dormire generalmente presto.

Come funziona la scuola in Thailandia?

Del sistema scolastico thailandese ho scoperto alcune particolarità e differenze con la scuola italiana che mi hanno molto colpito e interessato.

I bambini alla mattina arrivano presto ed iniziano subito a pulire l’intero edificio. Ci sono dei turni settimanali in cui gli insegnanti decidono a rotazione chi spazza a terra, chi pulisce i bagni, chi svuota l’immondizia e chi apre il cancello per far entrare auto e motorini. I collaboratori scolastici non sono presenti in Thailandia e generalmente sono assenti anche negli altri stati asiatici.

L’inno nazionale viene suonato e cantato quotidianamente da tutta la scuola in giardino all’inizio e alla fine della giornata scolastica.

Durante la mensa ogni bambino lava il proprio piatto e le posate portate da casa. Gli studenti più grandi lavano le pentole.

Tra le materie scolastiche c’è anche lo scoutismo e l’ora della preghiera. L’educazione sportiva è molto importante ed ogni anno c’è una competizione molto folkloristica contro altre scuole limitrofe in cui i bambini si fronteggiano per alcuni giorni in varie discipline: calcio, pallavolo, badminton, bocce, corse a staffetta, takraw (misto tra calcio e pallavolo) e uno sport simile alla pallacanestro. Io ho avuto la fortuna di essere presente durante queste gare ed è stato tutto estremamente interessante. Ogni scuola ha anche un gruppo di cheerleader e una propria danza che viene valutata da dei giudici.

I bambini ogni giorno indossano una divisa diversa: lunedì divisa scolastica, martedì abito religioso per l’ora della preghiera, mercoledì tuta sportiva, giovedì tenuta da scout e venerdì abito tradizionale. Questa usanza segue la tradizione thailandese di assegnare ad ogni giorno della settimana un colore ed alcune persone decidono di vestirsi seguendo tale scansione. In particolare durante le festività questa tradizione è particolarmente sentita.

Ogni docente oltre ad insegnare svolge anche altri incarichi (non essendo presenti in Thailandia altro personale scolastico oltre alla direttrice e ad una segretaria). Ad esempio alcuni insegnanti tengono la contabilità, altri gestiscono la mensa, ognuno cura la preparazione di una diversa disciplina sportiva. Possono anche svolgere compiti particolari come vendere dolciumi ai bambini dopo la mensa o materiali da cancelleria. L’orario di servizio degli insegnanti è dalle 8:00 alle 16:00 dal lunedì al venerdì.

Quasi tutte le scuole thailandesi hanno un grande spazio esterno con campi da pallavolo, calcio e tennis. È  presente anche un tempio in cui vivono dei monaci buddisti che periodicamente gli studenti vanno a far visita per portare loro delle donazioni.

I dirigenti della scuola hanno ampia facoltà di modificare l’orario delle lezioni, per esempio il nostro ultimo giorno la direttrice ha fatto terminare la scuola alle 15:00 per organizzare la cena conclusiva di saluto, oppure può scegliere di aprire la scuola il sabato e chiuderla un altro giorno.

Hai avuto tempo anche per visitare il Paese? Quale posto ti ha colpito di più?

Nel weekend e durante le feste nazionali (nel mese di luglio e agosto ci sono state diverse festività che mi hanno permesso di fare anche viaggi più lunghi). Ho avuto la possibilità di visitare luoghi meravigliosi: dai magnifici palazzi reali e templi di Bangkok, alle città imperiali di Ayuthaya e Sukhothai, all’isola di Koh Larn con la sua incantevole spiaggia fino alla movida di Pattaya. Viaggiando con i maestri della scuola, ho avuto la fortuna di esplorare mete autentiche, lontane dal turismo di massa, e quindi di scoprire la vera Thailandia. Sono stata anche ospitata, insieme all’altra volontaria con cui vivevo, (abbiamo viaggiato sempre insieme) dalla direttrice di un’altra scuola a Chiang Mai per alcuni giorni ed abbiamo frequentato per un giorno la sua scuola ed esplorato i dintorni di questa provincia.

Alla fine del progetto, prima di tornare in Italia ho avuto qualche giorno libero e sono andata con la ragazza nepalese ed un’altra volontaria, che proveniva dalla Mongolia, a Phuket e Krabi dove ci sono delle isole con mare e spiagge meravigliose.

Difficile scegliere un solo luogo, ma posso affermare che non posso dimenticare la visione del plancton bioluminescente vicino alla spiaggia di Railay che spiccava nell’oscurità del mare e dell’acqua del mare delle isole Phi Phi di un azzurro che più azzurro non si può e così ricche di pesci tropicali visibili anche a occhio nudo senza bisogno di andare sott’acqua. Inoltre come posso non nominare i palazzi imperiali di Bangok, dove ovunque mi voltassi non potevo esimermi dallo scattare compulsivamente foto. Infine sono rimasta veramente impressionata da alcuni monaci buddisti in meditazione in un tempio immerso nella natura ad Uthai Thani. Erano così assorti da non muovere nemmeno un muscolo del loro volto, tanto che inizialmente credevo che fossero delle statue.

Una curiosità sulla Thailandia che hai scoperto?

E’ molto difficile rispondere con una sola curiosità. La Thailandia è una nazione con cultura e tradizione totalmente diverse da quelle che abbiamo nel nostro Paese ed è stato per me molto interessante scoprire giorno dopo giorno queste differenze. Forse la cosa che mi ha più incuriosito è il loro bagno:

– la doccia tradizionale come ho già accennato è molto diversa da quelle che noi occidentali siamo abituati ad avere;

– al posto del water le abitazioni più tradizionali hanno una specie di turca “rialzata”. Nei bagni degli aeroporti dove ormai è presente il water “all’occidentale”, c’è un cartello che spiega il suo corretto utilizzo ed indica di non salire con i piedi sulla tavoletta;

– generalmente non si usa la carta igienica per pulirsi, ma un doccino posizionato accanto alla turca;

il lavandino e lo specchio spesso non sono presenti in bagno.

Pensi di fare di nuovo un’esperienza simile?

Sicuramente il mio desiderio è di ripetere quanto prima un’esperienza del genere, perché è stata molto formativa. Ho conosciuto tante culture diverse oltre a quella thailandese che mi hanno permesso ora di guardare il mondo con occhi diversi e meno europeo centrici. A tal proposito a febbraio 2020 mi ero iscritta ad un altro progetto di volontariato Aiesec per insegnare in una scuola in Indonesia, ma purtroppo a causa del Covid non sono potuta partire. Spero di riuscire a farlo quest’estate.

Infine quali consigli daresti a chi sta pensando di fare un’esperienza di volontariato?

Consiglierei a tutti di fare un’esperienza di volontariato e suggerirei di scegliere un Paese che sia molto diverso dal proprio per cultura, tradizione e religione. A mio avviso sarebbe meglio partire da soli per potersi immergere totalmente in questa avventura, senza doversi sentire condizionati da altre persone. Un’esperienza del genere aiuta tanto a conoscere di più sé stessi e a scoprire delle potenzialità che ognuno di noi possiede.

Ringraziamo Sara per aver condiviso con noi la sua esperienza di volontariato in Thailandia e le auguriamo di poter replicare al più presto! 

10 commenti

  • paola

    Ammirevole e bellissima esperienza. Il volontariato è sempre utile a chi lo riceve quanto a chi lo fa: posso solo immaginare quanto può essere stato bello unirsi a una comunità così diversa e assorbirne lo spirito! Mi sarebbe piaciuto molto poter fare un’esperienza simile: spronerò mia figlia a farla.

  • Monica

    Bellissima questa intervista, molto coinvolgente. Sentito molto parlare della Thailandia ma certi dettagli nessuno me li aveva mai raccontati. Mi piacerebbe molto fare una simile esperienza, almeno una volta, (ho avuto un breve assaggio di 15 gg in Africa) ma non saprei come organizzarmi avendo animali a carico. Sono convinta di ciò che dice Sara, che ti aiuta a crescere e – aggiungo – indipendentemente che lo si faccia alla sua giovane età o da cresciutela, come me. Sono sicura ci dia tanto e ci renda migliori.

  • Federica Assirelli

    Ho vissuto tre anni in Thailandia e, anche se i mie figli frequentavano una scuola internazionale con curriculum inglese, ho ritrovato in questo articolo tante cose che abbiamo vissuto anche noi. Fra l’altro vivevamo proprio a Pattaya che ho riconosciuto nelle foto! Sicuramente queste sono esperienze che non hanno prezzo!

  • Valentina

    Ho letto con interesse questo articolo e faccio i miei complimenti a Sara per la bella esperienza che ha vissuto in Thailandia. Anche a me piacerebbe molto fare un’esperienza simile – credo, infatti, che sia molto istruttiva e indimenticabile.
    Interessante che si canti l’inno nazionale e che i bambini si prendano cura della scuola, occupandosi della pulizia (non lo sapevo e nemmeno lo immaginavo).
    Per quanto riguarda le altre curiosità sulla Thailandia, devo dire che ho imparato qualcosa di nuovo 🙂 Conosco poco questo Paese (sono stata solo a Phuket) e mi piacerebbe molto scoprire la capitale e il nord, dove si trovano i templi.
    Non immaginavo poi che non avessero il water all’occidentale e chissà perché nei bagni non ci sono sempre specchi e lavandini… curioso!

  • ANTONELLA MAIOCCHI

    Molto bella l’esperienza di Sara e mi piace anche il modo semplice e naturale con cui la racconta. Fare volontariato mettendosi al servizio degli altri è davvero un gesto molto generoso. Molto interessante la gestione della scuola con alunni e insegnanti che provvedono anche a fare pulizie e altre cose che da noi sarebbero impensabili senza per questo perdere la dignità

    • trottoleinviaggio@gmail.com

      Parlando con Sara abbiamo scoperto quanto la scuola possa essere differente dalla nostra, chissà forse il senso di rispetto delle regole e rigore tipico di molti popoli orientali inizia anche da li

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